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SETTEMBRE

Battistero di Parma - Ciclo dei mesi di Antelami
Il contadino raccoglie i grappoli di uva per metterli in un tino; sotto č raffigurato il segno della Bilancia.

 
L’estate della grande calura, dopo le prime piogge abbondanti di agosto e settembre, poteva dirsi conclusa. Intanto, dopo il grano ed il granturco, un altro prodotto importante per il contadino era giunto a maturazione: l’uva. I contadini non si azzardavano a ritardare troppo la vendemmia per la paura dei temporali e appena sentivano il tuono si precipitavano a preparare botti e tini per la raccolta dell’uva, si diceva infatti: se in setįmber et sčint trunēr, batt e tinąz vą a parparēr. C’era un periodo ritenuto ideale per la vendemmia, quello vicino alla giornata dedicata a San Michele, il 29 settembre, oltre il quale era pericoloso andare per il maltempo.
L’uva in quei giorni era dolce e matura e si sceglieva una giornata serena e senza vento per raccoglierla. L’intera famiglia contadina prendeva parte alla vendemmia e la raccolta avveniva con lunghe scale, perché allora la vite veniva coltivata non bassa come si fa oggi, ma alta, sostenuta dai rami degli alberi, in prevalenza olmi, infatti si diceva che cresceva “maritata all’olmo”.
L’uva raccolta veniva messa in cesti e versata dentro alla navąza, una grande botte a forma di barca, sistemata su un carro agricolo, trainato dai buoi, vicino al vigneto. A fine raccolta, dopo essere stata portata nella cantina della casa colonica, l’uva veniva schiacciata con i piedi dai giovani, dai ragazzi e persino dai bambini che si divertivano molto. Terminata questa operazione l’uva schiacciata si versava nei tini dove avveniva la fermentazione e da quel momento tutti attendevano con ansia di poter assaggiare il mosto.














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